
Musée Arts et histoire, Bormes Les Mimosas. Côte d'Azur, France, luglio 2008.
Il titolo della mostra delle opere di Gaetano Fiore cattura l'attenzione, tuttavia unisce presumibilmente degli opposti. L'albero evoca associazioni di crescita, espansione, spazio libero pervaso, mentre il quadrato rimanda al simbolismo del numero quattro e quindi contiene la limitazione, l'avvolgimento in un luogo ben definito.
In questo numero come motivo fondante, vengono compresi simbolicamente il mondo ed il tempo con i suoi quattro punti cardinali, le quattro stagioni ed i quattro elementi. Lo spazio così delimitato con i suoi confini, a cui anche il tempo appartiene, è tuttavia la sua essenza – la morte – e si contrappone all'eternità, alla libertà ed alla vita. Nella dimensione religiosa, il numero quattro ed il quadrato rappresentano, rispettivamente, l'immanenza, la finitezza, l'uomo ed il suo mondo. D'altra parte, l'evasione dal sistema imperniato sul quattro o dalla quadratura, esprime un superamento dei confini intrinsechi al mondo.
Fin dal principio, l'uomo è destinato al suo mondo, il che, secondo Agostino, trova la sua espressione nel nome Adam. Nell'interpretazione mistica del nome, Agostino vede Adam come la composizione delle lettere iniziali delle definizioni greche delle quattro zone del mondo: Anatola = Oriente, Dysis = Occidente, Arktòs = Settentrione e Mesembria = Meridione.
Con ciò si dichiara apertamente la contrapposizione dell'uomo ad un Dio eterno, infinito, indicibile per lui, già nel nome del primo uomo.
Ogni costrizione, ogni legame sollecita però a superare il confine fissato. Rimanendo nell'ambito biblico della storia della creazione, questo desiderio si esprime nel peccato originale, nell'impeto umano di volere essere uguale a Dio e di non dover essere limitato ad uno spazio vitale finito.
L'evasione, anelata dall'essere umano e realizzabile proprio mediante l'albero della conoscenza del bene e del male, rivela la dialettica biblica di tensione tra numero quattro ed albero, che è annullata, cosicché l'albero della conoscenza si trasforma in albero della morte e, con ciò, il quattro diventa simbolo numerico della limitatezza e della finitezza.
Non so, se l'artista sia conscio o meno degli aspetti contenuti nelle mie riflessioni. A dire il vero, non credo. Tuttavia, a parer mio, egli non compie la metamorfosi simbolica biblica dell'albero della conoscenza in albero della morte, bensì è evidente che rivolga lo sguardo dello spettatore direttamente alla contrapposizione tra la forma costringente del quadrato e quella libera dell'albero che cresce e si espande. Così, davanti agli occhi che contemplano l'opera, vengono presentati e lo stato intermedio proprio dell'essere umano e la sua esistenza tra tempo ed eternità, limitatezza e libertà, morte e crescita. ...continua...
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